E adesso (ri)chiamatelo “mister salvezza”. Ancora nei Pro e per l'ennesima volta in una situazione al limite dell'impossibile. Ezio Raciti, l'uomo dei miracoli, “u vaddia” (come dicono a Catania) con la passione e le competenze per questo sport.

E specializzato in missioni impossibili. Proprio come a Siracusa nella stagione 2018-19 (subentrato due volte, prima a Pagana, poi a Pazienza) e lo scorso anno a Messina. Salvezze raggiunte con squadre pressoché spacciate ma risollevate dalla serenità che il tecnico etneo ha sempre riuscito a trasmettere all'ambiente. “Forse perché ho una visione differente della vita in generale, rispetto a tanti altri, che mi porta ad affrontare queste situazioni spesso senza psico-drammi…”, è andato spesso ripetendo, come in occasione dell'incontro con i colleghi dell'Aiac a Catania qualche settimana fa.

In riva allo Stretto ha fatto il bis. E qualche mese fa, di nuovo a Messina, quando la squadra era ultima con una manciata di punti e la Serie D praticamente dietro l'angolo, non si è tirato indietro. Poi un filotto, il pari imposto alla corazzata Catanzaro, qualche comprensibile passaggio a vuoto ma la possibilità di giocarsi i play out dopo aver sfiorato la salvezza diretta, nell'ultima giornata a Taranto, se i peloritani non avessero fallito il calcio di rigore a fine primo tempo: un successo sarebbe valso il mantenimento della categoria che invece Ezio Raciti si è dovuto sudare tramite gli spareggi con la Gelbison, con il ko arrivato all'andata nel recupero, sconfitta che moralmente avrebbe potuto tagliare le gambe.

Dopo il gol di Ragusa si è commosso e - espletati i complimenti e le pacche sulle spalle - ha rivolto un pensiero anche al Siracusa dell'amico Gaspare Cacciola: “Devono andare in Serie D, sarò presto a Siracusa. La città e i suoi tifosi lo meritano. Ho rivisto lo stadio gremito, una bella cosa, faccio un grande in bocca al lupo a tutti…”. 


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