Alessandro Ricci (foto Simona Amato)
Alessandro Ricci (foto Simona Amato)

E' un toscano un po' atipico perché oramai si considera cittadino del mondo visti gli impegni di lavoro sparsi ovunque. E come un po' tutti i toscani che nella storia del Siracusa calcio sono transitati dal capoluogo aretuseo, ne è rimasto folgorato. Questione di alchimie, sensazioni, amori a prima vista. Fatto sta che Alessandro Ricci può considerarsi un altro etrusco-aretuseo dalla molteplice cittadinanza.

Il presidente del Siracusa non smette mai di sottolinearlo e un po' come altri conterranei che hanno legato il proprio nome alla maglia azzurra (Sandro Degl'Innocenti su tutti ma anche Antonio Tavarelli che vive tutt'oggi a Siracusa o il grossetano Gino Ferioli che divenne celebre per un tunnel a Maradona durante un'amichevole col Napoli), vorrebbe mettere radici qui. 

Anche se per un imprenditore come lui, mettere radici diventa probabilmente impossibile. “Alle volte quando mi sveglio non so se mi trovo a Bucarest, Dubai, in Toscana o a Siracusa…” andava sottolineando in una delle sue prime interviste da neo-presidente del sodalizio azzurro.

Quello che più conta, però, non è la residenza ma il sentimento. Che è diventato autentico, forte, viscerale. Non potrebbe essere definito diversamente quando nel vocabolario di Alessandro Ricci oramai leggi “𝙚𝙦𝙪𝙞𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞𝙤 e 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙧𝙖𝙢𝙢𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚”, poi “𝙞𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞𝙩𝙖̀ e 𝙖𝙥𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚𝙣𝙚𝙣𝙯𝙖” e adesso anche “𝙤𝙧𝙜𝙤𝙜𝙡𝙞𝙤”. “Una sensazione di orgoglio mai vissuta - ha detto nel post-gara contro il Trapani - Sono orgoglioso della mia squadra, che ha dimostrato di tenere a questo campionato e a questa città più di ogni altra cosa. Sono orgoglioso dello staff tecnico, che lavora giorno e notte senza sosta. Sono orgoglioso dei dirigenti, che con sacrificio e spirito di abnegazione si mettono a disposizione di questo gruppo di lavoro fantastico. Ma, più di ogni altra cosa, 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙤𝙧𝙜𝙤𝙜𝙡𝙞𝙤𝙨𝙤 𝙙𝙞 𝙑𝙤𝙞. Siete la nostra anima e, di settimana in settimana, lo dimostrate sempre di più. Ci avete sostenuto in maniera leale, senza sosta, e ci state spingendo oltre ogni limite. Avete prima accolto e poi adottato me e la mia famiglia in un modo che fatico a definire. Grazie a voi, io mi sento siracusano”. 


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