Stefano Barrera e l'esperienza in Serbia: "Lì tanti colleghi e amici russi e ucraini in difficoltà: stiamogli vicini"

La Guerra ha condizionato l'Europeo dove il maestro del Club Scherma Siracusa ha guidato le Nazionali giovanili azzurre

Stefano Barrera (foto Federscherma)

Dalla Serbia titoli europei in serie con Under 20 e Under 17 maschile e femminile nel fioretto ma anche diversi piazzamenti, a conferma della bontà della scuola nazionale della scherma. Specie poi se i maestri sono qualificati e vantano palmares da atleti di tutto rispetto, come il siracusano Stefano Barrera, oggi nello staff tecnico delle Nazionali giovanili azzurre e già maestro del Club Scherma Siracusa, dalla cui “palestra” sta cercando di tirare fuori i possibili nuovi Barrera del domani. Non un compito semplice, vista la penuria di strutture e le difficoltà quotidiane a livello logistico alle quali va sempre incontro la scuola dei maestri Antonio e Adriano Cannarella. Ma nonostante questo la scherma siracusana è viva e florida, grazie appunto anche alla presenza di Stefano Barrera, che di ritorno dall'esperienza europea in Serbia, ha sottolineato quanto sia stato difficile oggi pensare allo sport con una guerra che purtroppo non risparmia nessuna disciplina.

“Le gare sono andate molto bene: abbiamo conquistato un oro a squadre e individuale nel fioretto maschile Under 20 e il bronzo nel femminile, dove si è vinto l'oro nell'Under 17 sia a squadre sia individuale, oltre vari piazzamenti molto importanti. Era il nostro obiettivo e siamo soddisfatti".

la Serbia è filorussa ma nel mondo dello sport c'è stata tanta solidarietà. Il mio dispiacere va a tanti atleti russi, ex colleghi così come ucraini, con i quali mi sono interfacciato in questi giorni: sono i primi a essere e trovarsi in difficoltà perché non hanno nemmeno modo di protestare. Siamo solidali a questi atleti la politica non può e non deve sviluppare perché il mondo dello sport. Insomma un grande europeo sotto l'aspetto agonistico ma molto particolare per le vicissitudini che conosciamo”. Siamo solidali a questi atleti la politica non può e non deve sviluppare perché il mondo dello sport. Insomma un grande europeo sotto l'aspetto agonistico ma molto particolare per le vicissitudini che conosciamo”. Siamo solidali a questi atleti la politica non può e non deve sviluppare perché il mondo dello sport. 


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