Priolo sogna coi gol di Alessio Ferla: +7 sull'Akragas
Gli aretusei allungano e ora parlare di Eccellenza non è più un tabù
Priolo non si ferma più. E se a inizio stagione il mantra era sempre lo stesso — “c’è l’Akragas, è una corazzata” — oggi il campionato di Promozione, girone D, sembra raccontare una storia diversa: quella dei rossoverdi che vincono, convincono e scappano via.
L’ultima firma è ancora quella di Alessio Ferla, che aggiorna un ruolino da attaccante vero: 24 gol complessivi tra campionato e Coppa Italia, con gli ultimi due arrivati nel momento più pesante. La doppietta che vale il 2-1 sul Santa Croce non è soltanto un successo di prestigio: è un altro mattone nella costruzione di una supremazia che, giornata dopo giornata, appare sempre più netta.
Il Priolo di Maurizio Intagliata guarda tutti dall’alto e adesso ha anche il dato più “rumoroso” in tasca: sette punti di vantaggio sull’Akragas, frenata sul pari a Noto. Mini fuga o maxi fuga? È presto per dirlo, ma una cosa è evidente: il Priolo è la squadra più continua e più “affamata” del girone.
I numeri parlano chiaro e fanno impressione: cammino quasi perfetto, solo un pareggio, quello di Ragusa maturato nel recupero dopo una gara che sembrava già in cassaforte. Per il resto, soltanto vittorie. E la sensazione, forte, è che senza quel guizzo finale dei padroni di casa oggi si parlerebbe di un percorso immacolato.
Dietro questa corsa c’è un progetto che viene da lontano. Un gruppo di giovanissimi che cresce da anni, forgiato prima da Nico Porchia e oggi ulteriormente maturato sotto la guida di Intagliata. Non è un caso se la squadra mostra personalità, ritmo, convinzione: è il frutto di un lavoro che ha già assaggiato il sapore amaro delle grandi occasioni, come la finalissima playoff persa di misura lo scorso anno contro il Kamarat, quando l’Eccellenza sembrava a portata di mano e invece sfuggì sul più bello.
Eppure, in questa stagione, l’Eccellenza non è più un miraggio: è un traguardo che si intravede. Con dieci giornate ancora da giocare, la parola d’ordine resta prudenza — “piedi per terra” — ma intanto il Priolo sogna sul serio.
C’è anche un paradosso che rende la storia ancora più intensa: questo Priolo non gioca nemmeno a Priolo. Lo scorso anno a Cassibile, quest’anno a Belvedere: due frazioni siracusane diventate casa e rifugio di una squadra che però vorrebbe ritrovare la propria identità fino in fondo. Il presidente Simone Lo Nigro lavora lontano dai riflettori a un disegno più grande: la radicalizzazione vera sul territorio, perché — come si ripete ormai in società — Priolo deve giocare a Priolo.
L’idea-sogno ha un nome e un luogo: il San Focà. Campo che sorge alle spalle di quello che fu il tempio della pallacanestro siciliana e non solo (il PalaEnichem della gloriosa Trogylos di Santino Coppa) e che negli anni scorsi si è rifatto il look con il sintetico, ma che oggi avrebbe bisogno di un adeguamento strutturale per accogliere il pubblico e tornare davvero impianto da “giorno partita”. Sarebbe un segnale di appartenenza, un passo verso il futuro, un ponte tra il presente e ciò che potrebbe essere: Promozione prima, Eccellenza poi.
Perché adesso, senza troppa scaramanzia, è lì che lo sguardo si posa. La classifica dice Priolo, la sensazione dice Priolo, la voce del campionato dice una cosa sola: “inarrestabile”. E se fino a ieri si temeva l’Akragas, oggi qualcuno sussurra l’altro lato della medaglia: “forse irraggiungibile”.
Sognare si può. Priolo lo sta facendo, con i gol di Ferla e con un gruppo che sa già cosa significa cadere a un passo dal traguardo. Mancano dieci giornate: abbastanza per non sentirsi arrivati, abbastanza per capire che questa volta — davvero — la storia si può scrivere.



























