Prima la festa ai rigori in Coppa Italia e la qualificazione anche al secondo turno, poi la consapevolezza di poter stare in Serie D con personalità, coraggio e idee chiare. L’Avola di Attilio Sirugo non è più soltanto una matricola desiderosa di misurarsi con una categoria nuova. Dopo cinque giornate di campionato, nove punti in classifica e un calendario già ricco di sfide contro formazioni di vertice, i rossoblù sono diventati una delle realtà più interessanti del girone I.

L’ultimo capitolo di questa crescita è stato scritto ieri a Favara, dove l’Avola ha conquistato il primo successo esterno in campionato. Un’altra vittoria firmata Langella, già decisivo contro il Trapani alla seconda giornata e ancora protagonista lontano da casa. Un gol pesante, arrivato al termine di una gara interpretata con concretezza e maturità, che ha permesso alla formazione rossoblù di aggiornare il proprio bilancio: tre vittorie e due sconfitte, per un totale di nove punti.

Numeri che raccontano già molto, soprattutto considerando il percorso affrontato. L’Avola ha incrociato praticamente tutte le squadre più accreditate del girone e, partita dopo partita, ha dimostrato di non voler recitare un ruolo da comparsa.

Una storia cominciata in Coppa

Il cammino era iniziato con il pareggio per 2-2 sul campo della Vibonese, nel turno preliminare di Coppa Italia. Una partita intensa, nella quale erano andati a segno Fratantonio e Tedesco, prima del verdetto favorevole ai rossoblù ai calci di rigore. Una qualificazione sofferta e proprio per questo ancora più significativa.

Nel turno successivo, a Milazzo, l’Avola ha poi trovato un altro successo di misura, questa volta deciso da Montagno. Una rete che ha regalato il passaggio del turno e confermato la capacità della squadra di rimanere dentro le partite, anche quando gli episodi sembrano spingere dalla parte degli avversari.

Il campionato e la forza di reagire

L’esordio in campionato, a Barcellona Pozzo di Gotto contro l’Igea Virtus, aveva lasciato qualche rimpianto. L’Avola venne sconfitta 4-2, ma soltanto nei minuti finali, dopo aver tenuto il risultato in equilibrio sino a tre minuti dal termine. Sul 2-2, con le reti di Tedesco e Galesio, la gara sembrava destinata a concludersi con un punto prezioso. Poi la beffa e il doppio allungo dei padroni di casa.

La risposta è arrivata immediatamente alla giornata successiva. Al “Meno Di Pasquale”, contro il Trapani, i rossoblù hanno conquistato una vittoria di prestigio per 1-0, ancora una volta grazie a un gol pesante, realizzato da Langella alla mezzora. Una partita di sacrificio e attenzione, chiusa senza concedere spazi a una delle formazioni più attrezzate del girone.

Nel turno infrasettimanale è arrivato il ko di Reggio Calabria, ma l’Avola ha saputo trasformare anche quella battuta d’arresto in energia. Contro la Nissa, infatti, la squadra di Sirugo è stata chiamata a una rimonta che sembrava complicata: sotto 2-0, i rossoblù hanno reagito con veemenza e qualità, ribaltando completamente il risultato.

A dare il via alla rimonta è stato Tedesco, autore di una doppietta. Poi sono arrivati i gol di Fratantonio e Butera, per il definitivo 4-2. Una vittoria che valeva più dei tre punti: certificava il carattere di una squadra capace di non smarrirsi nei momenti di difficoltà e di trovare dentro se stessa le risorse per cambiare il volto alle partite.

A Favara, infine, il primo successo esterno in campionato. Un altro passo avanti, un’altra conferma.

La calma di Sirugo, l’entusiasmo della città

Attilio Sirugo predica calma e umiltà. Il tecnico sa che il campionato è lungo, che ogni domenica presenta difficoltà diverse e che la matricola rossoblù dovrà continuare a lavorare con la stessa intensità mostrata sin qui. Ma il momento è di quelli da vivere, perché i risultati sono il frutto di un percorso preciso: lavoro quotidiano, equilibrio e ricerca di un’identità riconoscibile.

L’Avola gioca con coraggio, non rinuncia a proporre e soprattutto non si arrende quando la gara sembra prendere una piega negativa. È questa la caratteristica che più di tutte ha accompagnato l’inizio di stagione: la capacità di reagire. A Vibo Valentia, contro la Nissa, a Barcellona Pozzo di Gotto e ora a Favara, la squadra ha mostrato di avere una personalità già sviluppata, nonostante l’impatto con una categoria impegnativa.

Adesso, però, la società chiede un ulteriore salto di qualità anche all’ambiente. Una partecipazione maggiore, una presenza più numerosa allo stadio, non soltanto nelle grandi occasioni. La Serie D ad Avola mancava da 53 anni e una storia simile non può essere vissuta con distrazione o soltanto a intermittenza.

La richiesta è chiara: la città deve riappropriarsi della propria squadra. Deve accompagnarla, sostenerla e vivere ogni partita come un appuntamento collettivo. Perché questo campionato è un patrimonio sportivo dell’intero territorio e non può essere seguito soltanto quando arrivano le sfide più attese.

Quella più attesa, intanto, si avvicina. Domenica sarà derby col Ragusa ma il 1° novembre, ad Avola, arriverà il Siracusa per un altro derby storico. Una partita dal grande valore sportivo e simbolico, ma che i rossoblù potranno affrontare con la tranquillità di chi ha già dimostrato di meritare questo palcoscenico.

L’Avola non è più una semplice matricola. È una squadra che ha trovato la propria identità, che ha già lasciato il segno e che ora vuole continuare a sorprendere. Tutta la città è chiamata a esserci. Perché la Serie D è tornata dopo oltre mezzo secolo e va vissuta, sostenuta e goduta fino in fondo.


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