Riceviamo e pubblichiamo, questa lettera da parte di un tifoso siracusano, Alberto, che ci ha chiesto di poter esporre il proprio pensiero in merito allo stato dell'arte dello sport aretuseo.

Scrivo questa lettera per condividere la mia opinione e la mia visione sull’attuale situazione sportiva siracusana. Devo premettere che, da siracusano ancora prima che da sportivo, ultimamente ho ricevuto delle grandi soddisfazioni da alcune discipline.Penso in particolare alla pallacanestro, sport in via di netto sviluppo nella nostra città: la squadra maschile del Siracusa Basket ha ottenuto la salvezza, garantendosi la permanenza in Serie C per il prossimo anno, e la squadra femminile omonima ha conquistato una recente e meritatissima promozione in Serie B. Lo stesso entusiasmo si respira nella pallamano, dove l'Albatro ha trionfato con la vittoria della Coppa Italia e le formazioni giovanili in Serie B stanno crescendo. Anche l’Aretusa, l’altra eccellenza pallamanistica aretusea, sta facendo onorevolmente la sua parte in Serie B, arricchendo il palmares con la Coppa Sicilia e vantando anch’essa settori giovanili di alto livello che danno lustro alla città. Tutte queste sono discipline che chiamo "secondarie" solo per convenzione, ma che in realtà hanno pari importanza e valore.

Un po' meno incoraggiante è la situazione della pallanuoto, con l’Ortigia che sta lottando per la permanenza in Serie A1, obiettivo che potrà essere raggiunto solo attraverso i play-out. In generale, registro un certo fermento anche per altre discipline che non hanno ancora la giusta risonanza, tra cui il motocross, la pallavolo e il tennistavolo.

Capitolo a parte merita il calcio. Quella che doveva essere la stagione della gioia per il ritrovamento di una Serie C, faticosamente conquistata oltre 365 giorni fa dopo un combattutissimo campionato di Serie D contro una squadra di blasone e prestigio storico come la Reggina, si è purtroppo trasformata in un calvario infinito. Una stagione costellata da molteplici vicissitudini societarie iniziate già lo scorso luglio con una campagna acquisti scarna e, permettetemi il termine, scarsa, culminata con la clamorosa rinuncia al ritiro estivo a Canicattini Bagni, a soli 20 minuti da Siracusa.

Questo percorso è finito con la retrocessione di quasi un mese fa, una retrocessione avvenuta esclusivamente per demeriti del presidente – che non voglio neanche nominare – sul quale pesano le responsabilità per i mancati pagamenti di stipendi e contributi. Tali mancanze sono costate ben 11 punti di penalizzazione, senza i quali squadra e staff tecnico avrebbero, a mio avviso, conquistato la salvezza sul campo, evitando perfino i play-out. Se la situazione societaria si fosse sistemata in tempo, il gruppo ne avrebbe beneficiato, scendendo in campo con maggiore serenità e più energie mentali e fisiche. Fatto il dovuto riassunto di una stagione che, a parer mio, è stata tra le peggiori se non la peggiore di tutta la storia del Siracusa Calcio, veniamo all’attualità: la squadra lotta attualmente non solo tra la vita e la morte, ma anche tra la Serie D (categoria in cui milita, in virtù del recente verdetto del campionato di Serie C non ancora del tutto concluso) e l’Eccellenza siciliana. 

È su questo punto che merita la massima urgenza e importanza. Bisogna fare di tutto per arrivare al più presto a un passaggio di società, visto che l’attuale non è più in grado di gestire il Siracusa. L’obiettivo è salvaguardare non solo la continuità calcistica, ma anche il titolo sportivo, per ripartire da una categoria più accettabile, la quarta serie, la più vicina alla Serie C. Dobbiamo scongiurare l’ennesima e dolorosissima ripartenza dall’Eccellenza, o peggio ancora dalla Promozione, un’umiliazione che la Siracusa calcistica e la città hanno già subito più di una volta, a causa di dirigenze scellerate che l’hanno condannata a un baratro dal quale è stato difficilissimo uscire. La soluzione non può non arrivare dalla società stessa, che ha perso ogni residuo di credibilità da parte di tutta la tifoseria, ma può arrivare da chi in questo momento ha in mano la situazione: il Tribunale di Siracusa. 

Dalle notizie pervenute ai primi di maggio, e alla luce delle nuove istanze fallimentari presentate da procuratori e vari creditori, il giudice delegato si è dato tempo entro trenta giorni dalla ricezione della seconda istanza fallimentare (la prima si è risolta con un nulla di fatto un mese fa) per convocare un'altra udienza. Personalmente, spero che si possa arrivare a una soluzione in tempi rapidissimi: il fallimento, la consegna della società a un curatore fallimentare, e la programmazione anch’essa in tempi rapidissimi di una o più aste fallimentari. Questo permetterebbe eventuali manifestazioni di interesse al fine di rilevare la società entro la scadenza del 16 giugno, decisiva per molteplici motivi, con molti meno debiti (chi eredita una società calcistica all’asta si farà carico esclusivamente dei debiti sportivi), e soprattutto con un futuro più schiarito e più roseo.

Mi auguro vivamente che si evitino ulteriori inutili e dannose perdite di tempo, al fine di dare al Siracusa Calcio la possibilità di ripartire da una categoria non dico più consona ma perlomeno più accettabile, scacciando i fantasmi del passato che hanno condannato per lungo tempo il calcio della nostra città a una situazione buia, triste e mediocre, che non si meritava e tutt’oggi non merita assolutamente.Tutto ciò può avvenire con una società che sia finalmente quella giusta: solida, trasparente e, soprattutto, retta in primis dalla passione dei suoi tifosi, che come hanno già dimostrato negli ultimi mesi, riuniti in un comitato e con le raccolte fondi, hanno permesso alla prima squadra e alle formazioni giovanili di andare avanti fino a fine stagione. 

Un modello già attuato all’estero, come si vede in Germania, in Spagna e anche in Sud America (Argentina).Ma non illudiamoci che si possa continuare a portare avanti il calcio e lo sport come si è fatto fino ad oggi, cioè vivacchiando (“comu veni si cunta,” per dirla alla siracusana), senza programmazione, senza serietà, senza solidità e soprattutto senza le strutture adatte. Penso per esempio a un nuovo stadio, per il quale sono stati spesi fiumi di parole per decenni senza mai arrivare alla concreta realizzazione. Penso a una nuova cittadella dello sport. Penso a nuove strutture sportive situate in particolare nei quartieri periferici, molto spesso afflitti da problemi di marginalità e socio-ambientali che tutti conosciamo. Penso infine alla riqualificazione e al recupero di strutture sportive preesistenti (come il Giorgio Di Bari di via Lazio, che versa da anni in un vergognoso stato di abbandono e degrado). Ricapitolando: sport è uguale a strutture, e sport è un ulteriore volano socio-economico per Siracusa.

Ad maiora!


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