Rangers Augusta, 53 anni di storia: la rimpatriata che ha celebrato una grande famiglia
Ex giocatori, dirigenti e il fondatore Pino Ranno si sono ritrovati a Brucoli per ricordare decenni di impegno nel vivaio e i calciatori cresciuti con la maglia biancorossa.
Si sono ritrovati in un noto locale alle porte della frazione marinara di Brucoli per festeggiare i 53 anni dalla fondazione del glorioso sodalizio sportivo A.S. Rangers di Augusta: ex calciatori e dirigenti della società si sono ritrovati in una “rimpatriata” all’insegna della cordialità e della grande amicizia che da sempre caratterizza l’appartenenza alla maglia biancorossa. L’iniziativa è stata organizzata dal presidente e fondatore del mitico club megarese, Pino Ranno.
I Rangers hanno rappresentato per decenni una delle realtà più significative a livello di settore giovanile, sia provinciale che regionale, partecipando anche ai campionati di Terza e Seconda Categoria. Sono stati centinaia, dal 1973 ai primi anni Duemila, i ragazzi che hanno calpestato i polverosi campi di provincia indossando la maglia della società augustana.
A testimonianza della qualità e del valore tecnico del vivaio Rangers sono le decine di giocatori che in seguito hanno militato in club prestigiosi, sia a livello professionistico che semiprofessionistico e dilettantistico. Basti citare alcuni esempi: Giuseppe Fornaciari, approdato al Foggia di Zeman e protagonista anche in Serie A; Giovanni Abate e Sebastiano Blancato, che hanno militato in Serie C.
Tra i tecnici che hanno guidato la squadra augustana emergono i nomi di Sergio Brombara, Nuccio Aglieco e Pippo Scozzese, figure di primo piano nella storia del club.
«È stata per tutti noi — ha commentato, orgoglioso ed emozionato, Pino Ranno — l’occasione per rivederci e ricordare le imprese sportive e le esperienze umane condivise. I Rangers, oltre a essere stati una delle società più attive nel settore giovanile, sono e resteranno una grande famiglia. Nei decenni di attività il nostro lavoro è stato coronato da importanti risultati agonistici, ma ciò che più ci inorgoglisce è soprattutto il senso di appartenenza e di amicizia che ci lega ancora oggi, a distanza di 53 anni».
Sebastiano Salemi




























