Desidero porre alla pubblica attenzione la mia opinione in primis da cittadino e poi da tifoso siracusano sull’attuale situazione, purtroppo ancora una volta più societaria che calcistica, del Siracusa Calcio, proponendo delle soluzioni, e le mie sono le seguenti, tutte quante concordi su due aspetti fondamentali: innanzitutto la fine e il sorpasso dell’era legata all’attuale società, e in particolare all’attuale presidente, e successivamente alla rinascita e al rinnovamento, su fondamenta solide, del Siracusa Calcio:  

  • Piano A: Data la situazione societaria attuale, sempre più critica visto che ultimamente sono piovute istanze fallimentari a pioggia, e altre ne potrebbero ancora arrivare, non è più improbabile che si possa andare incontro al fallimento, e mi auguro vivamente che giorno 16, data perentoria fissata dal giudice delegato del tribunale di Siracusa coincidente con le ultime scadenze federali, si arrivi a questa conclusione in quanto solo al tribunale si può staccare la spina all’attuale società, ma è probabile che stavolta si tratti di un fallimento leggermente diverso da quelli che abbiamo vissuto in passato, ovvero una situazione in cui il tribunale dichiara fallita una società, ma non ne cessa immediatamente l’esercizio bensì lo prosegue mediante l’esercizio provvisorio, nominando un curatore fallimentare che diventa il gestore pro-tempore della società fallita, nell’attesa di predisporre l’asta affinché uno o più soggetti interessati possano costituire una nuova società che rileva il ramo d’azienda (in questo caso sportivo) di quella fallita; nel caso in cui la prima asta va deserta, il tribunale ne programma altre, e nella peggiore delle ipotesi che vadano tutte deserte, solo a quel punto si mette fine all’esercizio provvisorio della società di calcio e quindi all’esistenza della stessa; invece se in una delle aste in programma si presentano una o più società interessate all’acquisizione del ramo d’azienda sportivo, e se una di queste dovesse aggiudicarsi l’asta, essa erediterà tutti i tesserati, nonché i beni materiali (trofei, strutture e immobili) e immateriali (colori, denominazione, logo, marchio), ma non il titolo sportivo e il numero di matricola federale, quelli vengono assegnati dalla Figc soltanto alla fine dell’iter fallimentare, e quindi soltanto dopo l’asta o le aste fallimentari. Importante sottolineare che aggiudicarsi una società fallita non significa ereditare tutti i debiti, ma solo una parte di essi, cioè quelli sportivi (per esempio stipendi e contributi a squadra e staff), quelli extra sportivi (debiti vari e vertenze con ex tesserati) e con soggetti esterni (per esempio fornitori) restano alla società fallita.  
    In questa situazione, può entrare in scena una società cooperativa, che potrebbe essere parte fondamentale nell’iter fallimentare nonché nell’iter costitutivo dell’eventuale nuovo Siracusa, non più una proprietà di uno o di alcuni che ne fanno il proprio giocattolo, ma veramente di proprietà di tutti noi tifosi e cittadini siracusani. La storia ci dà esempi provenienti da altre città (Ascoli, Pescara, Bari, nonché il più recente da Messina, solo per citarne alcune) in cui in alcuni casi le rispettive tifoserie sono intervenute in aiuto della propria squadra del cuore, agevolando e in alcuni casi guidando magistralmente il processo di acquisizione della società proprio mediante la procedura fallimentare.    
  • Piano B1: Costituzione di una nuova società mediante scissione dall’attuale (secondo l’art. 20 delle NOIF), operazione che permetterebbe di avere una nuova matricola ma nel tempo stesso di mantenere il titolo sportivo di serie D, opzione sicuramente più preferibile rispetto alla ripartenza dall’Eccellenza, o peggio, dalla Promozione. A Gela, nel 2016, ci fu una scissione del Gela Calcio dalla società madre principalmente dedita al calcio a 5, cambiando la denominazione e la matricola ma mantenendo il titolo sportivo all’epoca di Eccellenza. O come a Messina la scorsa estate, senza avere la certezza se l’Acr Messina esistesse ancora (nella città dello stretto c’era più o meno la stessa situazione in cui adesso ci troviamo noi), nacque il nuovo Messina 1947 dalla scissione del Sant’Agata Calcio, ereditando dunque il suo titolo sportivo di Eccellenza ma non la matricola che fu assegnata ex novo dalla Figc (leggi qui: https://www.messinasportiva.it/il-santagata-cambia-nome-in-1947-messina-asd-con-sosa-il-socio-argentino-oyeda/).   
  • Piano B2: Come sopra, costituzione di una società cooperativa di tifosi e simpatizzanti sul modello di quella recentemente costituita sempre a Messina (denominata Società Cooperativa Calcio Messina, rintracciabile tramite il proprio sito ufficiale e la propria pagina facebook) da dei tifosi del Messina in occasione del fallimento pilotato dell’Acr, che è stato rilevato da una nuova società australiana, usufruendo del prezioso supporto della società cooperativa in questione che si è posta in rappresentanza dell’intera tifoseria in ambito societario e in tutto ciò che ne consegue. Se non è un’azionariato popolare poco ci manca, e a Siracusa dovremmo distinguerci in questo, mettendo in pratica un vero e proprio azionariato popolare, non limitandoci a essere il contorno della nuova società ma anche e soprattutto l’anima, non soltanto nell’aspetto economico, con l’acquisizione di una e più quote societarie, ma anche e soprattutto in quello decisionale. In questo modo i tifosi non saremmo più spettatori, o peggio clienti, bensì saremmo attivamente presenti dentro e fuori la nostra squadra del cuore. La società cooperativa in questione tra le sue regole fondamentali ovviamente dovrà avere comunicazione, chiarezza, trasparenza, onestà e rispetto, ovvero tutto quello che sta mancando all’attuale società; e inoltre sarebbe bello se riuscisse a mantenere tutti i propositi maturati (e mai realizzati ad oggi) dal purtroppo ancora oggi attuale presidente del Siracusa Calcio, ovvero il club dei 100 (in cui si possa custodire la copia della coppa Italia Semiprofessionisti del 1979, finalmente è stata recuperata), nonché i progetti polisportiva, settore giovanile, centro sportivo e stadio nuovo.    
  • Piano B3: Attuamento del modello Lecce, cioè di uno e più imprenditori locali riuniti in società, i quali detengono la maggioranza della stessa. Lo stesso modello venne attuato a Parma nel 2015 dopo il fallimento (pure lì hanno avuto a che fare con personaggi molto controversi e discutibili che li hanno portati nel baratro), ma dopo pochi anni la società è stata ceduta a proprietà estere (cinese prima, statunitense poi e fino a oggi), e che si stava verificando ad aprile a Siracusa quando si è fatta avanti la cosiddetta “cordata dei volenterosi siracusani” per rilevare (e salvare) la società. Il modello Lecce, e direi anche il modello Avola visto che nell’Avola Calcio figurano due di questi imprenditori “volenterosi”, è sicuramente preferibile, anche nell’ottica di una possibile e futura collaborazione tra queste due società, perché una società di calcio non può sottovalutare l’importanza di raccogliere attorno a sé il proprio territorio, cosa che, invece e purtroppo, fanno altre società di altre province siciliane o di altre regioni italiane affiliando società calcistiche della nostra città e della nostra provincia.   

Inoltre, alcune righe le voglio spendere riguardo al nuovo progetto di riqualificazione dello stadio Nicola De Simone, e contestualmente, anche della Borgata Santa Lucia: sono d’accordo ma fino ad un certo punto, perché da anni sono del parere che, nel 2026, non valga più di tanto la pena di spendere ancora altri soldi in un impianto decisamente obsoleto, sul quale oltretutto non si può nemmeno fare una profonda ristrutturazione (com’è avvenuto, per esempio, a Bergamo, a Udine, e attualmente a Firenze, dove si sono ricostruiti e si stanno ricostruendo di sana pianta degli stadi moderni) visto che l’area circostante, densamente abitata oltre che vincolata dal punto di vista archeologico (sotto il De Simone c’è una vasta area catacombale) e strutturale (tra la curva “prato” e la tribuna centrale c’è la Basilica di Santa Lucia al sepolcro), per cui la soluzione migliore e più adatta era e rimane la realizzazione di un nuovo stadio in tutt’altra zona, e per arrivare a ciò le strade possono essere due:    

  1. L’accesso ai fondi tramite il credito sportivo, esattamente come si sta facendo con il bando nazionale “Sport e periferie”. E a tal proposito ci tengo ad aprire una piccola parentesi: vedo che si parla tanto del camposcuola Pippo Di Natale, che non può finire in questo bando non essendo un impianto di periferia (lo capirebbe anche un bambino di due anni), ma poco troppo poco del Giorgio Di Bari di via Lazio, facendo risaltare ancora una volta una certa disparità tra un quartiere e un altro; questo è, secondo me, l’impianto sportivo su cui bisogna intervenire quanto prima, usufruendo di questo bando.  
  2. Individuazione, non più rinviabile, di un’area alternativa a quella storicamente individuata ai Pantanelli, notoriamente soggetta a rischio idro-geologico, e quindi poco adatta ad ospitare determinate strutture (anche se, personalmente, non capirò mai perché lì si è potuto realizzare un centro commerciale…misteri siracusani).  
  3. Mettere gli eventuali soggetti interessati a rilanciare il calcio e lo sport siracusano in condizione di poter realizzare, a loro spese visto che non possiamo aspettarci una spesa del genere dall’amministrazione comunale e dalle amministrazioni pubbliche in genere, un nuovo stadio e altre strutture sportive, tra cui e in primis un centro sportivo che è alla base per ogni società sportiva. In passato chi ha solo proposto di poter fare qualcosa del genere è stato ostacolato dalla politica e dalla classe dirigente, e questo non dovrà più succedere se vogliamo davvero che la nostra città possa finalmente progredire, non solo dal punto di vista sportivo ma anche e soprattutto cittadino, perché a dispetto di chi nella nostra città continua a relegare lo sport in fondo ad una lista di presunte “cose più importanti per Siracusa” (che poi neanche vengono attuate, si parla, si parla ma alla fine non si fa mai nulla) non dobbiamo dimenticarci che anche lo sport può essere un volano per Siracusa, oltre che un rimedio ai molteplici problemi socio-ambientali che esistono anche nella nostra città.  

Questo è tutto. Il mio scritto si pone l’obiettivo di essere da stimolo a essere positivi e soprattutto PROPOSITIVI e COSTRUTTIVI, perché in questi casi non ci si può rassegnare al peggio ma si può e si deve fare qualcosa per evitarlo, può andare bene o male ma almeno si potrà dire di averci provato, e sarà sempre meglio di non aver fatto nulla per l’ennesima volta. Come dice un vecchio saggio, chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso. Dobbiamo provarci anche per i bambini e per i più giovani che, con amore e passione, da tre anni a questa parte si sono avvicinati alla squadra che porta il nome della loro città, sostenendola ogni sabato o domenica. Dobbiamo provarci per preservare l’incredibile entusiasmo e passione che, mai come in questi ultimi tre anni, una buona parte di Siracusa ha scoperto o riscoperto nei confronti del Siracusa Calcio. Le diecimila persone festanti in Ortigia lo scorso 4 maggio non devono restare solo un piacevolissimo ricordo destinato a non ripetersi più, vogliamo rivederle anche altre volte, perché lo merita Siracusa e lo meritiamo noi siracusani.  I vertici societari andavano messi sotto pressione soprattutto dai rappresentanti istituzionali da febbraio per produrre già allora la procura con tutta la documentazione necessaria ad una rapida cessione della società, perché tutto quello che stiamo passando da febbraio (anzi da prima) ad oggi, NON lo merita Siracusa e NON lo meritiamo noi siracusani.

Alberto


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